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venerdì, 10 febbraio 2006

Cerimonia di apertura olimpiadi invernali Torino 2006

Davvero un gran bel lavoro di scenografia, quello della cerimonia di apertura delle olimpiadi di Torino 2006, spettacolare, intenso, efficace, coerente e talvolta ironico lo show, le coreografie e gli effetti pirotecnici. Un po’ di tutto della nostra bella Italia è stato rappresentato nella cerimonia: dalle industrie del nord Italia (Yuri Chechi che batte il martello sull’incudine) ai movimenti artistici della prima metà del novecento, bella anche la parentesi “contemporanea”. Non poteva certo mancare una citazione al papà della nostra lingua, Dante, e anche il folclore degli sbandieratori è stata una piacevole, seppur breve, parentesi. Un paio di note stonate, a mio avviso,  vengono dalla parte “settecentesca” dello show, un po’ forzata, e dalla parte “motoristica”: certo, spettacolare il burn-out della Ferrari, sulle note del suo V10, ma le vere “padrone di casa” come Fiat, o ancor meglio Alfa Romeo, dove sono? Io avrei evitato di escluderle.

Molto bello e rappresentativo, invece, ho trovato il braciere olimpico; disegnato da quel geniaccio di Pininfarina, è una vera e propria scultura contemporanea, con tanto di richiamo sia alle ciminiere industriali che ai tubi di scarico delle automobili. Perfetto per una città come Torino.

 

Braciere olimpico Torino 2006

Postato da: fsdelphinus a 22:52 | link | commenti (4)

mercoledì, 08 febbraio 2006

Basta con le vignette! Ci siamo stufati! Sassaiola di qua, rissa di là, botte da orbi tra manifestanti e polizia in tutto il mondo! Quelli che scrivono vignette pesanti da un lato, gli altri che non hanno il senso dell’umorismo dall’altro. Basta!

Il grandissimo Quino trent’anni fa aveva già capito tutto, e lo riassume in questa vignetta.

Mafalda e il suo mappamondo

 

C’è forse bisogno di aggiungere altro?

 

 

Postato da: fsdelphinus a 16:38 | link | commenti (2)

martedì, 07 febbraio 2006

Ho finalmente visitato la mostra di Burri, gli artisti e la materia, in corso alle Scuderie del Quirinale (17 Novembre 2005 – 16 Febbraio 2006) dedicata principalmente ad Alberto Burri, in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa.

Una mostra da vedere, se non altro per capire l’evoluzione dell’arte in un secolo che di evoluzione si intende.

Molto significative, a mio avviso, le opere dell’artista umbro, soprattutto nella prima fase della sua attività artistica, quella che si colloca storicamente nel periodo del secondo dopoguerra, tra gli anni quaranta e cinquanta. Utilizzando materiali presi direttamente dalla vita quotidiana, come sacchi per derrate alimentari e stracci di vario genere, Alberto Burri crea forme nuove ricucendoli e rammendandoli, quasi a voler rimettere insieme i resti di una società dilaniata dalla miseria e dalle bombe della seconda guerra mondiale.

Dai sacchi alle plastiche bruciate, dalle lamiere fuse insieme ai cretti, il percorso artistico di Burri è ben delineato nella mostra, insieme a quello di altri artisti che come lui, hanno segnato in modo più o meno indelebile, la storia dell’arte della seconda metà del novecento.

 

Postato da: fsdelphinus a 11:50 | link | commenti (3)

martedì, 31 gennaio 2006

Nuova veste grafica per Zemrude

Ho pensato di cambiarla perchè l'ultima che ho utilizzato non era molto intrigante. Non escludo ulteriori cambiamenti in futuro.

Postato da: fsdelphinus a 14:41 | link | commenti

mercoledì, 25 gennaio 2006

Solo un genio del male, una mente corrotta e malvagia

Come quella del mio amico Marco poteva concepire l’idea di un “cine club” basato sulle immonde schifezze, su indicibili nefandezze, sugli insulti pesanti al cinema. Già, un cine club. L’amico di cui sopra invita settimanalmente i suoi più stretti amici, (me compreso) tutti dottissimi e insigni uomini di cultura, per vedere e in seguito commentare le suddette aberrazioni cinematografiche.

Nella torbida palude sguazzano titoli come “Troppo belli”, “Jolly blue – il film degli 883”, “Passo a due”, e molti, molti altri.

Perché?

Perché i così raffinati uomini di cultura di cui sopra, sprecano il loro tempo per riunirsi a vedere questa spazzatura? Perché si vogliono far del male, oppure perché il loro senso dell’ironia e dell’umorismo è tanto forte che possono persino permettersi di ridere sopra i suddetti film, anziché piangere lacrime di sconforto? Oppure il loro è un atto di conoscenza, un sacrificio che compiono a fin di bene, come l’esorcista che per forza deve conoscere le pratiche di negromanzia per sconfiggere il maligno?

Un po’ di tutte queste cose stanno alla base di questo inusuale hobby.

Certo che, parlando a titolo personale, non mi era assolutamente possibile immaginare, prima di aver visionato certi titoli, il livello di assoluta bassezza che essi riescono a raggiungere; un dato agghiacciante che subito risulta evidente a chi ha un po’ di spirito critico, è che sembrano fatti apposta per essere tali; non si tratta di amore per il trash, che talvolta, (ma in casi eccezionali) può essere utilizzato in maniera intelligente, ma di una pianificata opera di rinxxxxxxxmento (no, no è rinascimento) indirizzata ai “meno critici”. Insomma, prodotti fatti per essere dati a bere a un certo pubblico – Eh, ma che scoperta – direte voi. Certo, ma il messaggio conta, dico io; e qui il messaggio è che basta essere due cretini qualsiasi, ma “troppo belli”, per avere successo nella vita, oppure che non serve avere una personalità; basta dire, fare e seguire quello che tutti fanno, ovvero utilizzare sempre gli stessi luoghi comuni, gli stessi termini “giovanili”, (ma chi ha mai sentito certe idiozie?) pensarla allo stesso modo ecc. ecc. In certi casi vengono proposti dei metodi sicuri per corteggiare le ragazze. Ma vi rendete conto?

D’altronde basta pensare a cosa, ma soprattutto chi, (mi riferisco a “certe” correnti di pensiero politiche) sta alla base di tutto questo, per comprendere bene il fenomeno.

Tornando alla parte comica del post, voglio segnalare che la programmazione del cine club è disponibile all’ indirizzo http://cinekiller.altervista.org (nome azzeccatissimo!) se volete farvi due risate, e volete sapere quanto siamo scemi, visitatelo!

Concludo innalzando una lode al Genio Del Male Gran Sacerdote Voodoo Marco, per aver fornito uno spunto di riflessione sull’argomento.

Postato da: fsdelphinus a 11:36 | link | commenti

lunedì, 23 gennaio 2006

Cuore di tenebra è bellissimo!

Ho appena finito di leggere il romanzo di J. Conrad e l’ho trovato veramente unico; la curiosità mi è venuta quando ho rivisto Apocalypse Now, capolavoro del grande Francis Ford Coppola, e sono venuto a conoscenza che il film è tratto da un romanzo: ovvero Cuore di tenebra di Jozèf Konrad Korzeniowsky, anglicizzato in Joseph Conrad. Non conoscevo l’autore del libro, ne avevo sentito parlare, e pensavo fosse più o meno contemporaneo al film, ma quando ho scoperto che in realtà Conrad è un autore nato a metà ottocento, la mia curiosità è salita alle stelle ho sentito il bisogno di andare a comprare il libro al più presto possibile; per fortuna qualcuno ha pensato di regalarmelo per natale.

Chissà perché mi aspettavo che il romanzo fosse un po’ più “annacquato” rispetto al film, invece non lo è affatto; Conrad parla, attraverso il racconto di Marlow, il protagonista, della brutale condizione delle colonie europee nel Congo belga a fine ottocento. Un viaggio attraverso il fiume (non meglio identificato) e attraverso le stazioni “commerciali” posizionate lungo esso, dove mano a mano vengono svelati tutti gli orrori dovuti alla colonizzazione degli europei. Il viaggio termina con l’enigmatica figura di Mr. Kurtz, agente della compagnia commerciale, la cui crudeltà e determinazione lo fanno apparire come una specie di dio tra le popolazioni indigene locali. “Che orrore, Che orrore!” saranno le sue ultime parole prima di morire, sconfitto da una malattia contratta sul luogo.

Un gran bel pezzo di letteratura. Leggete! Leggete!

Postato da: fsdelphinus a 14:43 | link | commenti

martedì, 10 gennaio 2006

Cogli l’attimo! Dopo un mese (o forse più) dall’apertura di questo blog sento finalmente il desiderio di poter scrivere qualcosa. La pigrizia, certo, ma anche il fatto di non essere abituato a “postare” i miei pensieri quotidianamente (e anche perchè le riflessioni, prima di passare dalla materia grigia alla carta necessitano di un elaborazione non indifferente) è stato complice di questo lungo e ingiustificabile vuoto.

Torniamo a noi: La lezione di Sociologia della Comunicazione di oggi (qualcuno penserà: “che diavolo c’entra sociologia in una facoltà di architettura”, c’entra. Ma ne riparleremo un'altra volta, rispondo io) è stata improntata sulla visione del documentario “Viva Zapatero” di Sabina Guzzanti, un amaro resoconto di come i media di massa nelle mani di un solo individuo o di una sola fazione politica abbiano reso il nostro bel paese, così carico di storia e di cultura, un luogo dove chi la pensa diversamente da chi sta al governo (da questo attuale, intendo, e diciamolo una volta per tutte! Il governo Berlusconi!) deve starsene zitto e pensare agli affaracci suoi, che tanto fra un po’ tutti si saranno dimenticati di questo fastidioso inconveniente, (per fastidioso inconveniente intendo  pericolosississimo attentato alla libertà di parola e alla democrazia) e tutto tornerà come prima, all’incanto dei gossip, degli “amici” di una nota e bravissima conduttrice di Mediaset e delle altre aberrazioni televisive a cui assistiamo ogni giorno.

Mi sono posto una domanda: (a cui sapevo già, purtroppo rispondere) ci siamo abituati a tutto ciò? Quanto ci importa, oramai, di vedere calpestati i diritti principali derivati da una democrazia? Certo, molti di noi provano rabbia e indignazione ad assistere a queste cose, ma quanto dura? È normale, ognuno ha bisogno di rilassarsi, non si può stare arrabbiati per trecentosessantacinque giorni all’anno, e quando non si vede una via d’uscita è facile gettare la spugna e accettare malinconicamente, senza ammetterlo a se stessi, il corso di tali eventi politici nefasti. Inoltre, quando a tutto ciò, si aggiunge un opposizione pigra e assonnata fatta di “Mah”, “Vediamo”, “Però”, “Forse”, ecco che la frittata e fatta, e il povero cittadino non sa più a quale santo raccomandarsi (il che è grave, considerando l’ampia scelta di santi che annovera la tradizione).

Ho anche fatto un piccolo intervento in aula, confuso, impacciato e imbarazzato, (perché non volevo pensare a quello che ho detto) chiedendomi se per caso non si tratti di un problema più profondo, di cultura e di coscienza di noi, discendenti di Marco Aurelio, di Dante, di Leonardo, di Garibaldi, eccetera, eccetera, eccetera.

Lo penso ma non lo credo: Certamente siamo profondamente rimbecilliti dai programmi televisivi di cui sopra e da un informazione superficiale e a senso unico; ma credo in fondo che segnali di “Ne ho le tasche piene” ci sono; tant’è che li sento pronunciare anche da chi, politicamente parlando, dovrebbe approvare la censura della satira. Buon segnale, ma c’è bisogno di qualcosa in più, non credete?

 

Ah, a proposito della censura della satira, sono fresco di lettura (per la seconda volta) di “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Emblematico. Soprattutto quando i due nemici Guglielmo da Baskerville (il buono) e Jorge da Burgos (il cattivone) discutono sul riso e i suoi effetti; mi è al momento impossibile citare un pezzo valido, poiché dovrei trascrivere praticamente tutto il libro.

Ne consiglio la lettura!

 

 

 

 

Postato da: fsdelphinus a 13:54 | link | commenti

martedì, 29 novembre 2005

Salve a tutti

Francesco Salerno, Studente di Grafica e Progettazione Multimediale presso la facoltà di Architettura "Valle Giulia", Alle ore 00,14 circa del 25 Novembre 2005, Apre un Blog.

Sarebbe implicito sostenere che il sottoscritto abbia molti argomenti da trattare, molte discussioni da intavolare, molte idee, spunti, riflessioni, che non aspettano altro che carta e penna (tastiera e un monitor) per ottenere quello stato che dovrebbe renderle un po' più concrete, durature nel tempo e aperte alla alrui approvazione o disapprovazione.

In effetti, molte idee frullano per la mente del sottoscritto, il quale potrebbe parlare di: argomenti trattati a lezione, le ultime mostre visitate, gli ultimi luoghi visitati, gli ultimi libri letti, cosa ha visto al cinema ultimamente (dove "ultimamente"-nel caso del qui presente- esclude qualsiasi fatto avvenuto prima della scomparsa dei dinosauri) gli ultimi videogames giocati, i progressi effettuati "moddando" Morrowind. Oppurre potrebbe esprimere concetti come: "che diavolo di progetto presento per l'esame di scenografia", "come mai salta sempre la connessione quando scrivo sul web(autentico, realmente accaduto adesso-h.00, 29)" per poi passare ai più banali, ma pur sempre validi "donde veniamo, dove andiamo" ecc.

Si potrebbe cominciare da "Che diavolo di nome hai messo al tuo Blog?"

Tra le molteplici "Città invisibili" scritte da Italo Calvino nell' omonimo romanzo, Zemrude è una di quelle che mi ha colpito di più: forse perchè tocca quella sensibilità visiva che dovremmo avere noi futuri architetti/designers/grafici, cioè quella di saper osservare le cose da angloazioni diverse e coglierne le sfumature; difatti Zemrude si presenta in due modi distinti a seconda di come la si attraversa: "Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi s'impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce [...]" Naturalmente questo non vale solamente per le percezioni visive, credo che saper osservare una cosa da più punti equivalga a saper osservare in modo critico, ed è ciò che mi propongo di fare in questo blog; sia che si tratti di mostre visitate o libri letti, architettura, arte e perchè no, musica, cinema e videogames.

O almeno,questa è l'idea.

 

Postato da: fsdelphinus a 00:34 | link | commenti